Ipotizzando di voler utilizzare la “percezione del cliente”, in luogo dei dati ministeriali forniti dagli uffici di via XX Settembre, come parametro di valutazione del livello di efficacia degli ultimi adempimenti telematici e degli strumenti deflattivi messi in campo dal legislatore per contrastare l’evasione fiscale, i risultati non sarebbero così soddisfacenti.

Dall’interazione quotidiana con il popolo delle partite Iva, si evince un elevato grado di diffidenza nei confronti dei numerosi obblighi relativi alla fatturazione elettronica, all’invio telematico dei corrispettivi, al costante monitoraggio della tracciabilità nei pagamenti e, non da ultimo, rispetto agli attuali Indici Sintetici di Affidabilità. Gestori di botteghe artigianali, proprietari di attività commerciali, coltivatori diretti e piccoli imprenditori faticano, e non poco, a districarsi nel complesso mondo della digitalizzazione telematica, a confrontarsi con termini quali Pos, Pec, Smart Card, i-D, che ormai sono all’ordine del giorno, ma soprattutto aumenta in questi operatori la sfiducia verso un sistema tributario che da “Fisco Amico” sembra diventare sempre più “sorvegliante oppressivo”.

Il ruolo del professionista dovrebbe essere quello di accompagnare il cliente in un percorso condiviso e costante, al fine di garantire all’azienda un futuro il più possibile solido e sicuro. Tuttavia, considerata la situazione cui si è fatto cenno, spesso il consulente si trova a dover sostenere anche moralmente ed emotivamente l’imprenditore scoraggiato, che vorrebbe dedicare tempo e passione solo alla promozione delle proprie eccellenze, senza temere lo “scadenziario fiscale” o il recapito della lettera di “avviso di accertamento”. E’ necessario un cambiamento di rotta. Si ha bisogno di una politica tributaria basata soprattutto sulla premialità, capace di iniettare fiducia tra i giovani attraverso facilitazioni nell’accesso al credito e la riduzione delle aliquote d’imposta, in modo da far emergere nuove attività economiche e diffondere in maniera capillare “new-co” e aziende “start-up” sul territorio.

Il rapporto tra efficacia dell’“osservatorio fiscale” e “percezione del cliente” deve tornare, al più presto, ad essere direttamente proporzionale.

A cura di Fabio Caravaggio